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Paese

Dati Generali
Il paese di Fordongianus
In età romana fu un importante centro militare a presidio del territorio dell'impero nei confronti della selvaggia e inespugnabile Barbaria (l'odierna Barbagia); in epoca bizantina, fu sede vescovile e militare di grande rilievo. Oggi Fordongianus (anticamente: Forus Traiani) è un piccolo centro dell'Oristanese posto lungo la riva sinistra del fiume Tirso, ad economia prevalentemente agricola. Nel suo territorio sono conservati diversi siti di interesse turistico, fra i quali spiccano le famose terme romane, in cui affluiscono tuttora le acque calde provenienti dal sottosuolo; perfettamente conservate rimangono le tre vasche del calidarium, del tepidarium e del frigidarium oltre ad una grande piscina rettangolare. Si consiglia una visita anche al pittoresco quartiere antico della città, costruita quasi integralmente con l'elegante pietra di trachite rossa, mentre nei dintorni del paese sorge la chiesa di San Lussorio, costruita in stile romanico nel XII secolo e successivamente rimaneggiata; alcuni elementi della sua cripta sono databili addirittura al IV secolo d.C.
Il territorio di Fordongianus
Altitudine: 17/673 m
Superficie: 39,4 Kmq
Popolazione: 1057
Maschi: 532 - Femmine: 525
Numero di famiglie: 414
Densità di abitanti: 26,83 per Kmq
Farmacia: via Ipsitani, 134 - tel. 0783 60111 / via Ipsitani, 84 - tel. 0783 60111
Guardia medica: vicolo Traiano, 2 - tel. 0783 60193
Carabinieri: loc. Su Montigu - tel. 0783 60101
Polizia municipale: tel. 0783 60123

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Storia

FORDONGIANOS [Fordongianus], terra della Sardegna nella provincia e prefettura di Oristano compresa nel mandamento di Busachi. Fu già capoluogo di Parte Barigadu nel giudicato d’Arborea.

Venne questo nome dalla sua antica appellazione ne’ tempi romani, quando era detta Forum-Trajani; la qual parola abbreviossi da alcuni in Forojani, da altri fu guastato in Fortranjani, come variamente si legge ne’ diplomi de’ regoli Arboresi.

La sua situazione geografica è alla latitudine 39° 59' ed alla longitudine occidentale da Cagliari 0° 18'. L’altezza sul mare fu calcolata (barom.) a metri 212,22.

Topografia. Giace in sulla sponda sinistra del Tirso nell’ampia valle, che si fiancheggia a tramontana dal-l’altipiano del Marghine, ad ostro dalla gran massa del Brighini e sente meno l’influsso de’ venti spiranti da’ due opposti punti che dal levante. Questo dice abbastanza quanta sia l’umidità, quanto frequenti le crasse nebbie e l’aria in certe stagioni poco salubri. Alta è la temperatura nella estate, non molto bassa nell’inverno, perchè di rado e per poco resta il suolo imbiancato dal nevazzo.

Popolazione. Nell’anno 1838 numeraronsi famiglie 238 e anime 1017, distinte in maschi 524, in femmine

493. Risultavano il numero medio annuale, nascite 45, morti 30, matrimoni 7. In pochi la vitalità sostienesi oltre l’anno 60.

Le malattie dominanti sono febbri perniciose e infiammazioni a’ visceri e non son curate che da un flebotomo. Non essendosi finora formato il campo-santo i cadaveri sono sepolti nel cimiterio contiguo alla chiesa parrocchiale e nell’oratorio che è dentro il medesimo.

Professioni. I più sono agricoltori, gli altri pastori

o meccanici. Le donne lavorano in 200 telai la lana e il lino.

Istruzione. Non concorrono alla scuola primaria più di 8 fanciulli e questi dopo che hanno imparato a leggere invece di essere iniziati ne’ rudimenti della agricoltura ed educati a sentimenti cristiani e civili, perchè possano diventare buoni e utili cittadini, sono rivolti allo studio della grammatica latina e preparati alle scuole de’ ginnasi perchè con essi si moltiplichi giornalmente il numero di quei pecchioni, che diconsi letterati, e sono cagion di danno a quelli tra quali convivono. Ma già il governo è in sul provvedere a tanto inconveniente e a ridurre le cose a quello che esser devono secondo la istituzione con quei miglioramenti che la sua saviezza vedrà dover fare. Sarà che questo stabilimento produca i vantaggi sperati, se i parochi con la loro autorità indurranno i genitori a mandare alla scuola i loro figli e se i maestri ben informati del metodo che devon tenere, delle cose in che devono occupare gli scuolari, opereranno con zelo: a che gioverebbe che ogni anno fosse spedito un visitatore, e che si trovasse modo di infervorare i maestri?

Religione. Comprendesi questa parrocchia nella giuridizione dell’arciv. di Arborea, ed è amministrata da un vicario. A costui assiste nella cura delle anime un altro prete.

La parrocchiale di struttura ordinaria è in nessuna parte ragguardevole, ha per titolare s. Pietro. Nel paese non è altra chiesa.

Nella campagna verso austro a mezz’ora trovasi l’antica chiesa di s. Lussorio, sotto la quale è un santuario, e vedonsi otto o più avelli, dove erano molti corpi santi, e tra essi quelli di s. Archelao e di s. Lussorio. Un’iscrizione sulla tomba di s. Archelao diceva il suo nome, la dignità di prete, che avea nella chiesa e il suo martirio. Di s. Lussorio era menzione in due marmi, uno che dicea il luogo del suo martirio, l’altro la dedicazione della chiesa in suo onore. Sopra gli altri che furono deposti nelle altre tombe, non trovossi alcun titolo. Ecco le due iscrizioni sopra s. Lussorio.

Iscr. Prima ✥ Hic effusus est sangu…

beatissimi martyris

Luxurii celebratur

natale ejus… xii…

renobatus temporibus Helia epcp.

Iscr. seconda Hic est ecclesia sancti Lussurii …… celebratur ejus festum die xxii 7bris.

Non si sa se il corpo di s. Lussorio vi riposi tuttora, nè dove siano stati deposti gli anonimi.

Vescovado Forotrajanense. In questo luogo, dove già fu una considerevole città, fu ancora posto un vescovo. La memoria di questa ecclesiastica dignità è ancora viva nel popolo; v’ha chi indica il luogo dove sorgea l’antica cattedrale; ed è opinione comune che molti sacri vasi ed altri arredi spettanti alla medesima, siano stati nascosti in qualche parte del suddetto santuario. Nella Sardegna sacra del Mattei ricordansi due suoi vescovi, uno il Martiniano, che nell’anno 484 chamavasi in Cartagine da Unnerico, e poscia mandavasi in esilio; l’altro uno de’ menzionati nelle lettere di s. Gregorio (ep. VIII, l. IX, anno 599), e che supponesi nominato o Innocenzio, o Libertino. Qui non è luogo ad esaminare le ragioni di tale supposizione, e solo mi limiterò a domandare che in quella nota sia compreso l’Elia della prima iscrizione, che io riguardo siccome vescovo di Forotrajano.

Però che fu di cotesta antica diocesi? Parve verisimile al Mattei, fosse abolita dopo l’età di s. Gregorio,

o avanti o dopo la fine del secolo VII, quando, siccome egli dice, constare dall’anonimo Ravennate la città di Fordongianos era già caduta. Ne’ quali giudizii io più non veggo quell’assennato ragionatore, che era il Mattei. L’anonimo non fe’ menzione di Forotrajano, dunque consta che sia stata prima del suo tempo distrutta questa città? Per altro noi la troviamo esistente e capoluogo di dipartimento nel secolo XII. E da che poi è verisimile, che il suo vescovado sia stato intorno a que’ tempi abolito? Se pur fosse stata distrutta la città, sarebbesi perciò abolito il vescovado? La diocesi comprendevasi forse tutta entro le sue mura? Quante città sono cadute, persistendo non pertanto la cattedra vescovile e la sua prima denominazione? Lasciati gli esempli stranieri, ne posso addure due domestici nel vescovado di Uselli, e nell’arcivescovado di Torre. Io però contro la opinione di lui e de’ suoi consenzienti ho tenuto e tengo che questo vescovado continuasse la sua esistenza e altro non fosse soppresso di lui che il nome antico. Se il vescovo che avea sua cattedra in santa Giusta in mezzo alla diocesi arborense, fosse stato comandato di andare a ristabilirsi nella sua diocesi, dove sarebbe andato? La sua giurisdizione non comprendea il Guilcieri, la Barbagia, Ollolai, e la parte Barigadu? E in questa regione non contenevasi Fordongianos? Egli è vero che il Fara la divise in due parti, e quella dove era Fordongianos dava a Oristano; ma sapendo noi, che egli notò le cose quali erano al suo tempo dopo molte alterazioni, non quali furono nell’addietro, però non ne terremo alcun conto.

Feste. La festa principale di Fordongianos è per s. Lussorio addì 22 agosto. Vi si corre il palio, vi si balla dai terrazzani e dai forestieri o a suon di zampogna o all’armonia del canto, secondo che usano nel rispettivo luogo. Le allegrezze corrispondono all’esito de’ lavori agrari.

Territorio. La sua superficie è forse maggiore di 20 miglia quadrate; le più sue parti sono in pianura. Trovasi in esso la selce verde, l’iaspide, e in abbondanza una roccia di origine ignea e di colore rosso, della quale è grand’uso nelle costruzioni. L’eminenza principale è quella del monte Brighini, che nella sua punta (Cùcuru-mannu) si riconobbe all’altezza di metri 693, 25 sul mare. Esso distendesi da maestro a scirocco per una linea di circa 15 mila metri, e forma nella sua circonferenza alla basa una ellisse. Fordongianos resta alla estrema falda settentrionale, Allai in un rientramento profondo. Nelle minori eminenze sono notevoli le colline di Balargianus in sui limiti di Villanova-Truschèdu.

Acque. Le sorgenti non sono numerose, nè di molta bontà.

Terme forotrajanesi. Queste acque termali e minerali, dette volgarmente aquas-caddas (acque calde), meritano essere descritte. Nella estremità del villaggio presso la sponda del Tirso sorgono esse in gran copia, e subito si mescolano nella sua corrente. Distinguonsi quattro fonti, una detta del Fegato, che è temperata, quindi le due caldissime, che sono di copiosa effluenza, e dopo queste la fonte detta del Bagno. È molto lodata la lor virtù salutare; e però se ne riempiono molte fiasche per giovamento degli ammalati di questo e degli altri dipartimenti. Nel tempo de’ romani esse erano ricevute nelle vasche del bagno, che vi si era edificato, le cui vestigie attestano a noi la magnificenza degli antichi forotrajanesi. La loro temperatura fu riconosciuta di 55°, mentre quella dell’atmosfera non superava l’11°. L’analisi vi rinvenne i seguenti minerali: calce solfata, soda solfata, magnesia solfata, soda muriata, magnesia muriata. I paesani le espongono all’aria, e raffreddate, le bevono volentieri, essendo esse non solamente più salubri, ma più grate al gusto che le acque delle altre fonti; e quella, che sgorga dal Càntaro de Lazzònes molto abbondante, e assai cara ai pastori nella estate, perchè vi dissetano il bestiame; e l’altra non scarsa di Cabrianus, che dicono la fonte del mirto: l’eccezione non sta che per le sorgenti del Brighini.

Il Tirso scorre per due ore entro questo territorio nella direzione da ponente a levante. L’antico ponte essendo stato distrutto nelle guerre civili, si imprese nel secolo scorso a fabbricarne un altro, ma dopo circa 60 anni non si sono fatte che le sole pile; comechè sia grande la necessità che sentasi del medesimo nelle piene invernali e nelle primaverili, quando si fondono le nevi delle montagne iliache. Molti sono periti tentandone il guado, e continueranno queste sventure, e resterà tutti gli anni per molti giorni interrotto ogni commercio, se l’opera non si compisca. Spesso ridonda perchè ha poca capacità nell’alveo, e fa dolere i proprietarii delle vigne e degli altri predi posti sulle sue sponde. La velocissima corrente sterpa anche i canneti.

Agricoltura. Ricevono annualmente i solchi star. di grano 800, d’orzo 200, di fave 100, la fruttificazione è ragguardevole in ogni genere, comechè non sia da negare, che per la poc’arte e molta negligenza ottengasi meno che la virtù delle terre può dare. Il lino vegeta felicemente; il suo prodotto in fibra pesa tremila cantare, e vendesi con molta riputazione pe’ telai dei Campidani e della Gallura.

Le vigne pure prosperano e fruttificano assai, massimamente le disposte alla sponda del fiume. Sono usate uve di circa otto varietà, tra le quali è comunissimo il nuràgus.

Abbondano queste di mosto, tuttavolta non se ne ha abbastanza per tutto l’anno, e però devesi comprarne in quantità dai paesi vicini. La gran cura di vincere con tal medicina la nociva umidità del clima, generò la consuetudine di bere assai e di propinare agli ospiti e ai passeggieri, sino alla nausea: per la detta ragione di sanità anche le donne bevono spesso.

Le piante fruttifere più comuni sono delle seguenti specie, fichi, peri, susini, peschi, mandorli: in totale individui 7000.

Tanche. Tra le terre chiuse per seminarvi, e alternamente tenervi il bestiame a pastura, è notevole per grandezza quella che diceasi di D. Giuanni, e apparteneva al demanio baronale. Essa trovasi in sui confini di Guilarza e Paulilàtino. Gli altri chiusi non sono meno di 700, e col suddetto occuperanno poco meno che la quarta parte del territorio.

Ghiandiferi. Vi sono due selve, una nel Cabrianus, l’altra nel Brighini. La prima copre una estensione di 300 starelli. I lecci vi sono annosi, e hanno qua e là frammisti grandi ulivastri e lentischi di folta macchia. La seconda è più ampia; ma i fruttiferi della predetta specie mescolati al cistio e al corbezzolo sono troppo giovani, comechè sian corsi molti anni da che la regione fu per orribile incendio coperta di ceneri. Così stentatamente si ristaurano i boschi, che gli audaci pastori annientano in un momento.

I pascoli di Cabrianus. Presso alla selva di questo nome è una bella pianura di circa 1000 starelli, sulla quale litigano i fordongianesi coi busachesi. Forse gioverebbe assai più lo stabilirvi una popolazione, che abbandonarlo a quelli, che possessori di gran territorio, vogliono sempre nuovi aumenti perché eternamente sostengasi la pastura errante.

Bestiame. Numeravansi nell’anno 1838 buoi 400, vacche 1000, pecore 3000, capre 2000, porci 600, cavalli e cavalle 60. I formaggi non sono di molta bontà.

Selvaggiume. Nelle selve del Brighini e del Cabrianus sonovi molti cervi, daini, cinghiali e volpi; le lepri e i conigli innumerevoli in tutte altre parti. Fra gli uccelli crebbero a grandi sciami le famiglie delle pernici e de’ colombi. Nel fiume van nuotando molte anatre.

Pesca. Nell’autunno e nelle due susseguenti stagioni si pescano anguille, e alcune specie di squamma ascese sino a questa regione dalla foce; nella primavera si prendono le saboghe e perché assai stimate e rare vendosi con molto profitto. Si praticano i nassai, e l’alveo del fiume riempiendosi là dove essi sono costrutti accade che le acque, sebbene non molte, si spandano con grave danno dell’agricoltura, e il loro corso resti interrotto, quando son poche, vedendosi nel letto una lunga linea di putridi pantani.

Commercio. Si vendono cereali, lino, formaggi, capi vivi, lane e pelli. Dista Fordongianos 3 ore da Abbasanta, dove per l’antica via romana si riesce alla gran strada reale, 2 per le provincie settentrionali e 2 da Siapiccia andandovi sulle vestigie della stessa antica carreggiata per entrare nel Campidano Arborese e nelle regioni meridionali. Quando da Salluri o da Sardara si sternerà una via che per la valle Usellese proceda a raggiungere in Abbasanta la nuova linea toccando questo comune, allora può essere che cresca il commercio e migliori la sorte de’ fordongianesi.

Antichità. Qui era un’antica città assai considerevole e forse quella che leggesi nominata da Tolomeo Acquae hypsitanae. La mutazione del nome sarebbe avvenuta sotto Trajano per ampliamento fattovi d’ordine suo? Sarebbesi detto Forum, perchè vi si tenesse mercato, e perchè in certi tempi vi concorressero i popoli per regolare i loro interessi sotto il giudizio de’ magistrati romani? La sua centralità rendeala opportuna e comoda ad uno e ad altro fine. Le poche reliquie della barbarie di secoli preceduti attestano molta magnificenza. Sono tuttora visibili le parti basse de’ pubblici bagni e di altri sontuosi edifizii. Quando scavasi dentro il paese e nella prossima zona trovasi qualche cosa di più che le fondamenta, camere coperte, vasi, utensili, pezzi d’architettura, ecc. e si può benissimo determinare di quanto ne’ secoli trascorsi siasi levato il terreno. Molti oggetti pregevoli vennero di tempo in tempo dissotterrati, ma venuti in mani barbare furono annientati o venduti allo straniero. Nei frequenti ruderi che trovansi per la campagna posson essere riconosciute le cose rustiche de’ principali della città: in Loddàu però a un’ora di distanza, la estensione delle rovine indicherebbe un’antica popolazione. Se si potessero fare delle scavazioni sotto la direzione di persone intelligenti forsechè verrebbero alla luce tali monumenti da’ quali la storia della Sardegna romana empirebbesi in alcuna delle sue molte vacuità.

Strada antica centrale. Una delle due centrali traversava la città di Foro-Trajano. Di essa rimasero le vestigie per grandi tratti verso Abbasanta e verso Siapiccia; restò menzione nell’itinerario di Antonino; e un bel monumento nella pietra migliaria che fu trovata tra le rovine della città dalla quale apprendemmo di vantaggio che la ristaurazione della via da Cagliari a Torre fu terminata dentro i tre mesi che Emiliano tenne l’impero, mentre la provincia era governata da Calpurnio Celiano. Ecco le sue parole:

. . . . . . M . P . LXXVIIII IMP . CAES . M . AEMILIO . AEMIL IANO . PIO . FELICI . INVICTO . AVG PONT . MAX . TRIB . POT . PP . PR°C°S

VIAM . QVAE . DVCIT . AKAR . TVRR CVRANTE . M . CALPVRNIO . CAELIANO PR . . . . . SVO

Castello del medio evo. Quando fioriva il regno d’Arborea, sorgeva in questo territorio là dove esso confina con quello di Villanova Truschedu e Sauli-Sâtinu, un castello fondato sopra una rupe. Sarebbe per avventura lo stesso che il castel di Girapala menzionato negli atti di omaggio di Pietro giudice arborese alla santa sede l’anno 1237 e consegnato all’arcivescovo della provincia a esser ritenuto e custodito per la chiesa romana? Se non si fossero perdute le antiche memorie delle gesta dei giudici arboresi noi troveremmo nelle medesime nominato, e stimo più d’una volta, questo castello di Fordongianos nelle guerre che furono tra l’Arborea e il Logudoro; già che essendo presso alla frontiera avrà più volte sentito l’impeto de’ nemici. Non ne rimanevano alla nostra età, che le parti più basse: e queste nel 1834 furono molto scemate per li diversi scavi fatti da’ razzolatori de’ tesori. Ivi avean essi sognato una gran ricchezza, che non ritrovarono; come credo non troveranno pure quella che hanno immaginato tra le rovine dei bagni romani. È veramente stupenda questa manìa de’ tesori, che osservasi in molte parti e maggior che altrove ne’ popoli del Logudoro. Le chiese antiche, e quelle principalmente dei monasterii hanno tutte tesori nascosti, ne hanno le castella, ne hanno li stessi norachi e però i pazzi spendono, fanno ridicole superstizioni o le comprano e distruggono i bei monumenti dell’antichità. Bisogna vederli con quanta persuasione parlino, come notino le misure dei sotterranei, come descrivano i pozzi e le oscure bolgie, dov’è il loro desiderio. Molti non ardiscon zappare per timore dello spirito custode di quei luoghi; ma nell’anno del giubbileo quando le bestie dell’inferno non possono mascherarsi a spaventare i cristiani, nè nuocer loro in nessun modo, è da vedere come servano l’opere di codesti insensati, e non è da credere quanta distruzione si operi. Sudano i meschini e poi quando languisce il vigore, sconsolati e maldicendo alla sorte se ne tornano alle loro case.

Popolazioni antiche. In Loddàu a un’ora di distanza era un antico paese, la cui parrocchiale dicesi fosse intitolata dalla Nostra Donna.

Norachi. Non se ne nomina alcuno in questo territorio, e mi pare ragione che siano stati distrutti quando si abbisognò del loro materiale per la costruzione delle muraglie e per altri edifizi urbani e rustici, e per lo sternito della gran strada. E ora non si distruggono per le sustruzioni delle vie, per muriccie di tanche e per altri edifizi?

Nel luogo detto is domigheddas (Le casette) vedonsi alcune cavernette artefatte della stessa forma di quelle che altri dicono domos de ajanas o fureddos.

Distruzione della città di Forotrajano. Dicesi antica tradizione che essa già fortificata, come fu detto, per contenere i barbaracini, sia stata distrutta da questi. Le conghietture non discordano da questa opinione. Per l’odio antico che essi aveano a quanto era romano distrussero pure Uselli.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Fordongianus
16/17 Gennaio: Sant'Antonio abate - festa tradizionale con accensione di un grande falò, che viene benedetto dal parroco, che arde tutta la notte.
Luglio-Agosto: Concorso di scultura - partecipano artisti proveniente da tutto il mondo.
Agosto: Mostra dell’artigianato.
21 Agosto: San Lussorio e Sant'Archelao - La festa si svolge in campagna , nell’antica chiesetta romanica dedicata a San Lussorio.